Sicurezza, Ruffini (PD): «Siringhe in aumento, una città abbandonata a sé stessa: far sedere subito la municipalità al Cosp»
- 3 apr
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Aggiornamento: 2 giorni fa
È apparsa oggi sugli organi di stampa la statistica per cui oltre 5mila aghi di siringhe sono stati raccolti a Mestre nel solo 2025. Un dato spaventoso, che riporta la cifra di un fenomeno in aumento e sempre meno controllato. In crescita, perché, come hanno citato gli organi di stampa negli ultimi anni, nel 2018 il numero si assestava a 2-3mila, l’anno seguente la forbice era tra 2500-3500, rimasto stabile nel 2020, per poi salire a 3-4mila nel 2021, nonostante il covid che ha fatto “muovere meno” le persone, quindi incrementare nel 2022-23 attorno alle 4-5mila e arrivare ai dati di oggi, in linea con il 2024.
Analizzando gli articoli dei quotidiani degli ultimi anni, emerge altresì che la zona maggiormente colpita è sempre la stessa, cioè Via Piave e Marghera, con un trend in aumento e un picco negli ultimi due anni: «I dati non mentono. C’è un forte ritorno del problema dello spaccio che dopo il covid si era lievemente affievolito, la città, in questo, necessita di una cura. La proposta da portare al primo Consiglio comunale della nuova amministrazione sarà quella di rimettere i vigili di quartiere, serve un servizio sociale in cui gli operatori di strada siano attivi per la riduzione del danno, ma, soprattutto, valorizzare il ruolo delle municipalità. Questa, infatti, è l’istituzione più vicina al cittadino, un’istituzione che deve sedersi al Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica con prefetto, sindaco e tutte le autorità che stabiliscono l’agenda», spiega Alessandro Ruffini, delegato alla Sicurezza del Pd di Venezia.
Lo stesso politico esprime la sua “ricetta”: «Maggiori controlli di polizia spostano il fenomeno, bisogna respingere alla fonte il problema della droga. Bisogna riqualificare il territorio grazie a un confronto con le esigenze di chi ci vive, non può essere, come negli ultimi anni, che via Piave sia simbolo di una “battaglia persa e abbandonata a sé stessa”. E poi, accogliere da subito e attivarsi con le segnalazioni di chi vive quotidianamente dove c’è il problema. Anche perché, se Sparta piange, Atene non ride. E le ricadute le si stanno vivendo anche a Venezia, dove il fenomeno della droga si è accentuato di molto, con piazzale Roma, stazione e aree della “movida” in cui tira una brutta aria».
Per Ruffini è altresì necessario che si inizi da subito con una vera, netta, presa di posizione contro lo spaccio: «Partiamo con parco Albanese, luogo in cui i cittadini non ne possono più, dove la destra non ha fatto niente, proprio chi, nell’ideologia radicata, si identifica in quelli dal “pugno duro”». Ma è evidente che così non sia, a parlare sono i fatti: «Negli ultimi anni l’amministrazione comunale uscente e il candidato sindaco del centrodestra, che negli ultimi anni è stato il primo firmatario del disastro che si vede quotidianamente, cosa hanno fatto? Nessun contrasto, solo tagli. Vogliamo continuare davvero così? Davvero via Piave, la stazione, Parco Albanese, Bissuola, via Cappuccina e l’area di Marghera vogliono restare abbandonate al degrado in cui vivono? Non ci voglio e non ci posso credere. Non posso credere che i residenti siano felici di trovarsi le siringhe fuori di casa e vogliano vivere immersi in questo sfacelo».