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Caos trasporti, gestione Actv schiava del sindaco-padrone uscente. PD Venezia: «Prendere i vaporetti? no è partecipare a una lotteria»

  • 31 mar
  • Tempo di lettura: 3 min

Mai come in questi anni i veneziani hanno subito un vero e proprio attacco alla vivibilità e tutto è stato fatto quasi in silenzio. Meno corse, meno collegamenti verso le isole, insomma, meno vivibilità: «Non serve certamente essere un genio, ecco cosa si respira in un banalissimo martedì mattina di marzo. Altro che servizio pubblico, è una lotteria, con la certezza che a vincere sarà il banco. Ora che arriverà l’estate, poi, saremo costretti a subire ancora, con il maggior afflusso turistico», esordisce Monica Sambo, segretaria del Pd di Venezia, allegando le immagini scattate questa mattina dalla linea due delle 9.29 (anziché 9.27) a San Marcuola.

 

Persone lasciate a terra colpevoli del solo desiderio di tornare a casa o andare al lavoro. Insomma, un problema che tocca residenti e lavoratori indistintamente: «Le corse di linea 1 saltano (come oggi quella delle 9.18 sempre in direzione Rialto), la linea 2, manco a dirlo, da piazzale Roma a Rialto nonostante il rinforzo temporaneo mattutino della 2/ non è sufficiente, visto che viaggia carica da piazzale Roma e scarica da Rialto, il risultato è uno solo: residenti lasciati a terra. O, quando si sale, lo si fa schiacciati. Ieri, in vaporetto un passeggero ha detto che se avesse avuto un infarto sarebbe stato in piedi lo stesso. Dà la misura di cosa stiamo subendo». Il tema è lo stesso da una decina di anni, periodo in cui l’amministrazione comunale uscente ha dimostrato di saper fare bene solo una cosa, cioè, non ascoltare: «Non sanno cosa sia il vivere qui, perché loro, i vaporetti, non li prendono. Vivono scollegati da una realtà che non vede l’ora di rimandarli a casa, perché, diciamocelo apertamente, i veneziani sono stufi di questo costante fallimento in città. In cui a venir meno, alla fine, è l’aspetto sociale, che riguarda la qualità della vita».

 

Per questo motivo Sambo esorta a non dimenticare: «L’amministrazione uscente, schiava del padre padrone uscente, cerca di far passare tutto per normale. Normali le code per Burano lungo le Fondamente Nove, normali le code per salire a piazzale Roma o ferrovia, tutto normale. Ma normale non è. La nostra città normale non è. E se le cose non cambiano, sarà sempre peggio. Useranno ogni scusa per continuare a tagliare. Ci mancherebbe altro che pensassero pure di metter mano ai costi di manutenzione. Abbiamo visto che cosa può succedere in Canal Grande senza sicurezza della navigazione».

 

L’elenco di idiozie è lungo: «Dalla gestione dei ponteggi a San Zaccaria, sbagliati, mutuati dalla terraferma senza tener conto delle esigenze particolari veneziane, all’eliminazione delle cavane, così quando c’è un’esigenza, i mezzi non partono più da San Zaccaria, ma dal Tronchetto. Corse che saltano e vengono riprese a mezzo tragitto, assenza di utilizzo dei bis. Serve andare avanti?».

 

Tutto giustificato dall’assenza di personale: «Hanno tagliato la contrattazione di secondo livello, in un periodo storico in cui le persone scoprono che per sacrificare sabati e domeniche si vogliono paghe più alte, loro, con poca lungimiranza, tagliano. E chi ne rimette? una città unica al mondo, con esigenze uniche al mondo». Manca, quindi, attenzione ai lavoratori: «Le persone se la prendono con i lavoratori, che non hanno colpe. Actv non è una azienda da spremere fino all’ultimo cent, serve ripensare completamente tale gestione e noi sappiamo cosa fare. Ottimizzare le scelte, collegare le isole, eliminare gli sperperi come le corse speciali (il diretto salone nautico o salone dell’artigianato) sono la base. Dobbiamo permettere a tutti di raggiungere gli ospedali, altrimenti, qui, è finita. Partiamo da qui».

 
 

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